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SOCRATE
NEL CRITONE
DI PLATONE


Giampiero Trovalusci


2008
64 pagine
cm 12×16
carta Fedrigoni 120 gr

€ 7,00

ISBN 88879L934-8

codice d'acquisto: SG002








 

 

 

































Introduzione

Oggetto di questo studio è il Critone, dialogo che Platone compose presumibilmente nella sua giovinezza.

Nella sua brevità e semplicità di costruzione, il Critone nasconde problemi e difficoltà riguardanti, in particolar modo, la sua datazione e collocazione nel complesso delle sue opere.

Secondo l’ordinamento redatto dal grammatico Trasillo vissuto sotto Augusto e Tiberio (I sec. d.C.), il Critone apparterrebbe alla Tetralogia I insieme all’Eutifrone, l’Apologia e il Fedone.

Non è possibile farsi un’idea precisa dei criteri che hanno suggerito un simile ordinamento in tetralogie: in qualche caso è basato certamente su indicazioni dello stesso Platone.

Sicuramente importante è l’affinità del contenuto e delle circostanze in cui si situa il dialogo (come ad esempio, per i quattro appartenenti alla Tetralogia I i quali riportano le vicende dell’incriminazione, permanenza in carcere e morte di Socrate). Tuttavia in molti casi l’ordinamento ci appare immotivato ed arbitrario.

La questione dell’autenticità dei dialoghi ha portato ad un grande lavoro di ricerca e di sistemazione come quella relativa alla cronologia delle opere e della filosifia platonica.

Generalmente i dialoghi di Platone vengono distinti in tre gruppi. dialoghi giovanili, dialoghi della maturità e dialoghi della vecchiaia o dialettici.

Ed è in questo primo gruppo che è stato situato il Critone.

[…]

Ma non tutti gli studiosi della storia della filosofia antica sono d’accordo con questa tesi; molti di essi infatti lo hanno via via spostato avanti nel tempo e lo hanno collocato, alcuni fra le ultime opere della giovinezza, altri fra le opere della maturità e c’è chi addirittura sostiene appartenga all’ultimo Platone.

Dunque il Critone è opera del primo o dell’ultimo Platone?

[…]

Altro elemento importantissimo che non compare nelle opere giovanili di Platone è il concetto di servo delle leggi; concetto che invece appare nel Critone e con grande frequenza negli ultimi scritti platonici, in particolare nelle Leggi. Nel Critone si legge infatti la seguente affermazione messa in bocca alle stesse leggi: «E poiché fosti generato, allevato ed educato, potresti tu senz’altro sostenere di non essere nostra creatura e nostro servo?»

Lo studioso Turolla mette in evidenza come questo modo di introdurre un’argomentazione è sconosciuto del tutto e senza eccezione a qualsiasi opera giovanile; mettendo quindi il Critone con le opere prime, il dialogo inizierebbe a costituire una singolarità vera e propria.

Anche Gomperz ci lascia un’altra originale interpretazione del Critone collocandolo, quanto alla composizione, in un’epoca in cui alcuni libri della Repubblica erano già stati composti e, forse anche pubblicati.

Viene infatti presentata nella Repubblica una concezione della città idealmente rivoluzionaria, e che rivoluzionaria poteva sembrare anche dal punto di vista più propriamente politico.

[…]

Importanti gli studi di Paoli, Harder e Calogero.

Questi hanno tentato di ricostruire il contenuto polemico del Critone e il momento storico in cui dovrebbe collocarsi, appunto attraverso i concetti giuridici che Platone discute.

 

Scopo di questo lavoro è quello di esaminare il dialogo del Critone vedendone oltre ai contenuti, la struttura, lo stile, il linguaggio ma soprattutto vedere il Critone come documento del pensiero filosofico e politico di Platone, il fine che egli si è riproposto nello scriverlo ed approfondire il tema delle leggi, emergente e dominante in questo dialogo.

 

 

Giampiero Trovalusci, laureato in Pedagogia all’Università di Roma Tre, vive e lavora a Roma.




UN RITRATTO DEL CARDINALE GIROLAMO CASANATE RICAVATO 
DAL SUO EPISTOLARIO


Antonella Arnaboldi


2007
48 pagine
cm 12×16
carta Fedrigoni 120 gr

€ 5,00

ISBN 888791931-3

codice d'acquisto: SG001








































È accadimento non del tutto consueto che si conservi l’epistolario privato di un grande personaggio pubblico. E soprattutto che l’epistolario si sia conservato integro, cosí da permettere di seguire passo passo lo svolgimento di una intera vita, o quasi. Ciò è quanto avvenuto allo straordinario, per mole (1355 missive) e per interesse, scambio intervenuto tra Girolamo Casanate ed il suo factotum, in quel di Napoli Francesco Rasetti, di cui mai, fino ad ora, si era pubblicata notizia alcuna. E di questo trascorrere di giorni, di mesi, di anni, di decenni,  tra beghe familiari, grandi avanzamenti nella carriera ecclesiastica del prelato Casanate, acquisti, vendite, spedizioni, debiti e crediti, pestilenze ed eruzioni del Vesuvio dà conto, e il nostro piacere di leggere e di sapere di questo argomento è troppo breve, lo scritto di Antonella Arnaboldi.

Ci troviamo di fronte a due grandi personalità che si gratificano vicendevolmente di una fiducia assoluta: il prelato, impegnato in una carriera ecclesiastica che prometteva il pontificato, e che non poteva occuparsi personalmente delle mille questioni quotidiane generate dalla gestione dei propri beni lasciati nelle terre natali del napoletano, ed un uomo, Francesco Rasetti, che dedica ogni ora della propria vita a queste terrene e talvolta misere questioni, con una intelligenza, un affetto, una dedizione ed un fine e sottile umorismo quali raramente, o forse mai, ci è stato dato di trovare nei  molti epistolari che conosciamo.


Scorrendo i brani tratti dall’immenso carteggio, conosciuto nella sua interezza dall’Arnaboldi, ma per ragioni di coerenza limitato agli argomenti da lei affrontati in occasione della propria tesi di laurea, non si può mancare di riferirci all’importanza della microstoria teorizzata negli Annales parigini per la costruzione della storia.

Ciò che emerge dal volume pubblicato con lungimiranza dall’editore Carmine Mario Muliere, è una  tranche de vie che non investiga solo un privato di rilevanza esclusiva per i corrispondenti, ma illumina modi di pensare, di vivere (o di sopravvivere – si vedano le ricette, distinte per censo tra ricchi e poveri, dei rimedi contro la peste), di sentire anche esteticamente avvenimenti di portata quasi incomprensibile quali l’eruzione del Vesuvio: «Se gl’effetti non fossero cosí crudeli, secondo me, e di notte e di giorno non potria vedersi spettacolo piú vago di questo monte acceso… Napoli 9 luglio 1660».

Uomo dotato di notevole sensibilità ed intelligenza, ancora si leggano le intense pagine sulla peste del 1656, di vivo senso pratico e di alcun pelo sulla lingua –i giudizi su due creditori del fratello del prelato, don Giovanni Casanate, sono crudamente icastici– si manifesta in questa deliziosa antologia in tutta la sua umanità e in tutta la sua, purtroppo laconica, biografia. Le uniche, scarne, informazioni sulla sua vita si evincono infatti da queste missive e sono state ben messe in evidenza dalla studiosa.

Nascosto dall’ombra di un personaggio molto piú in vista, e appartenente ad un censo immensamente al di sopra del suo, il volto di questo fedele familiare ha ripreso vita nelle pagine finalmente date alla luce e non piú nascoste nella mirabile biblioteca voluta dal suo Cardinale padrone.
(Fiorenza Rangoni)


Antonella Arnaboldi, insegna Lettere presso l’Istituto Comprensivo Duilio Cambellotti di Rocca Priora (Roma). Partecipa da anni alle attività e ricerche del Dipartimento di Studi Storico-Artistici Archeologici e sulla Conservazione dell’Università di Roma Tre, Cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte Moderna.
 
 

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