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..:: Research and cultural documentation quarterly ::..

 


anno III - n. 10 - inverno 2006


  

in copertina
CARMINE MARIO MULIERE, Interno-esterno, 2001, opera digitale


 

Il genio di Basquiat alla Triennale di Milano

di Paola Rampoldi



L'esoterismo secondo Kubrick

di Stefano Betti



Kilimanjaro

Teatro de LiNUTILE

 

 

Indice

   
 
 

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Il genio di Basquiat

alla Triennale di Milano

di Paola Rampoldi


..:: in ARTE ::..



JEAN-MICHEL BASQUIAT, 1984, foto di BOBBY GROSSMAN


Nella primavera del 1978 il giovane Jean Michel Basquait, nato da padre haitiano e madre portoricana, inizia a coprire di graffiti i muri di Manhattan, firmandosi SAMO (Same Old Shit, una frase tipica usata negli ambienti studenteschi), catturando immediatamente l’attenzione e colpendo l’immaginazione della gente. Inizia in questo modo l’esplosione artistica di un bohémien geniale che è riuscito nel brevissimo arco della sua vita a imporsi sulla scena artistica e proiettarsi dalla strada al mondo dell’arte in pochissimo tempo e con un grande successo.

Indiscutibilmente Basquiat era un artista e la mostra The Jean-Michel Basquiat Show in corso fino al 28 gennaio alla Triennale di Milano e che conclude la trilogia newyorkese degli anni ’80, ne da ampia conferma.

«Il colore, il gesto, il segno sono una necessità insopprimibile per il giovane Baquiat – commenta Gianni Mercurio, curatore della mostra - che si convince che essere un artista è l’unica cosa che sente di voler fare. Jean-Michel non ha una formazione artistica accademica o comunque tradizionale, nelle sue interviste ricorda che disegnava fin da bambino, ma che a scuola le sue immagini poco rassicuranti non erano apprezzate».

Guardando superficialmente le sue opere, potrebbe venire il dubbio di essere di fronte ad un naïf con manie di protagonismo. In realtà Basquait è molto colto e un gran divoratore di libri e di tutto quello che può aumentare la sua cultura, e lo dimostra il fatto che, alla sua morte, si troveranno migliaia di libri stipati in casa: di ogni argomento, dall’archeologia, all’arte, alla scienza. Nelle suoi lavori, attraverso l’uso di inserire parole o elementi simbolici, sono innumerevoli i rimandi ai testi studiati. A volte questi riferimenti sono però di difficile decifrazione, oppure a volte alcune parole sono cancellate per catturare l’attenzione e conferire maggiore enfasi al testo.

La parola dunque costituisce parte integrante dell’opera di Basquiat, che a volte riporta sui supporti piú vari, interi elenchi – animali, frutta, telefonici… - o numeri – per la maggior parte numeri di telefono di amici. Ed è proprio a sottolineare l’enfasi data all’utilizzo della parola, che nella mostra gli viene dedicata una intera sezione. E in un famoso pezzo apparso sul New York Times Basquiat dice di se stesso: «uso le parole come fossero pennellate».

Ma Jean-Michel era anche un musicista e un amante della musica, in particolare del jazz. Glenn O’Brien dice di lui infatti: «La vera essenza dell’opera di Basquiat affonda le radici nel jazz, nei ritornelli e negli assolo. Nella rappresentazione di antiche forme africane con echi divini. Nel ruolo di omaggio, allusione, gioco sulle parole e i fraseggi. Come Parker, Basquiat capiva la magia della citazione. Afferrava l’ironia in astratto. Comprendeva le molteplici personalità dello spirito divino. Dipingeva a tempo di musica. Fissava il ritmo sulla tela e tu puoi riprenderlo dove lui lo ha lasciato, a tempo».

E allora in mostra sono presenti delle tele-omaggio ai grandi del jazz, da Louis Armstrong a Billie Holliday, tutti debitamente contraddistinti dal simbolo ©, quasi a tutelarne i diritti d’autore.

Per ritornare sui cenni biografici dell’artista, va evidenziato il biennio 1981-82, in cui il giovane Jean-Michel entra in contatto con la famosa collezionista Annina Nosei, che apprezza immediatamente il suo lavoro e gli concede di lavorare per due anni nel suo scantinato. Questo incontro per Basquiat è fondamentale. D’ora in avanti inizia la sua escalation artistica e di riconoscimento pubblico, che lo porterà, ancora oggi, ad essere uno degli artisti maggiormente quotati.

The Jean-Michel Basquiat Show offre anche al visitatore la possibilità di comprendere quanto sia forte il legame dell’artista con le proprie origini e quanto provochi in lui rabbia il fatto di essere discriminato per il colore della sua pelle.

Infine un’altra sezione di questa importante retrospettiva è riservata alla collaborazione con Andy Wahrol. In un’intervista proposta in video lungo il percorso della mostra, Basquiat descrive il metodo di lavoro dei due artisti. Ciascuno interviene sul lavoro dell’altro, aggiungendo ma non snaturando la creatività del partner artistico. Infatti nell’opera 6,99 del 1985 sono riconoscibili entrambe le personalità.

Una mostra che indubbiamente aiuta ad approfondire la conoscenza di questo artista dalla personalità cosí spiccata e cosí eccentrico in ogni sua espressione.

JEAN-MICHEL BASQUIAT, Ishtar, 1983, acrilico e olio su tela cm 183×352


The Jean-Michel Basquiat Show. A cura di Gianni Mercurio. La Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 - Milano.

Dal 20 settembre 2006 al 28 gennaio 2007 - dalle 10.30 alle 20.30 - lunedì chiuso - Biglietto: €.8,00

Catalogo Skira .

 

PAOLA RAMPOLDI, (Rho - MI 1979), laurea presso l'Università di Milano, in Lettere e Filosofia - indirizzo Storico-Artistico

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