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..:: Research and cultural documentation quarterly ::..

 

anno IV - n. 12 - estate 2007

  

in copertina
CARMINE MARIO MULIERE, 
Impalpabilità, 2001, video 8'30''
 



Robert Pettena. Under Observation # 3
di Angelo Bianco


Ilaria Occhigrossi. Impersonale
di Carmine Mario Muliere


Il Collezionismo? Un fenomeno culturale senza tempo
di Irene de Vico Fallani


Indice


    
 
 

Ilaria Occhigrossi

Impersonale

di Carmine Mario Muliere


..:: in ARTE ::..

«Personale-Impersonale: credo che oggi l’idea di autorialità e di identità sia in qualche modo superata, e che si vada sostituendo, complice anche la rete, con quella di identità multiple, collettive, celate.»


  

 

ILARIA OCCHIGROSSI, Apriti cielo; Il sogno di mio padre - castello in aria

Ho conosciuto Ilaria Occhigrossi attraverso la sua partecipazione alla Rassegna di Mail Art Vizi e Virtú, che ho promosso e realizzato su Equipèco on line alcuni anni fa.

Una rassegna che non nacque soltanto in Virtú dell’essenza racchiusa nell’etimo del Vitium, bensí ed anche per il Vezzo artistico affinché il difetto insito nella violazione che è azionata -crediamo- non «solo attraverso una interpretazione integralmente magica, per la quale l’intensità del volere si identifica con la inesistenza dell’oggetto avversato e questo viene praticamente evitato»[1] ma, soprattutto, attraverso l’azione specificamente creativa scevra da pregiudizi dando cosí un contributo mirante all’approfondimento per evidenziare, laddove si rilevassero, sia i Vizi di Forma sia quelli di Sostanza.

Questa premessa, vale anche per le opere di Ilaria Occhigrossi perché rendono conto delle reali possibilità di ampliamento di vedute inquadrabili in una prospettiva volta, secondo me, ad una Metafisica pensabile. Altrimenti, sarebbero soltanto un volgersi statico verso ricorsi di erudizione che, invece, devono e possono essere supporti di apertura mentale da poter e voler riflettere nell’esistenza. Non tanto e non solo per un qualsivoglia e tuttavia auspicabile miglioramento bensí con la certezza di ulteriori e proficue indagini.

Perciò, queste brevi note, oltrepassano il giudizio personale credendo fermamente di dover lasciare a ciascuno la libertà di lettura e di interpretazione delle opere esposte in questa mostra e che sono una conferma ulteriore dell’invisibile filo che lega la Causa al Caso e viceversa.

I suoi lavori o, ancor meglio, la sua specifica modalità di realizzazione - proprio e in quanto sono opere nate da un’intima necessità di indagine conoscitiva - possiedono e assumono connotati particolarissimi affidati alle varie possibilità dell’interscambio della comunicabilità.

L’artista ci dà la possibilità di sottolineare che l’Arte è viva quando è libera a prescindere, vale a dire totalmente libera per poter riflettere opportunamente su un problema fondamentale già espresso arditamente da san Paolo: «La creazione stessa attende con impazienza di essere lei pure liberata dalla schiavitú della corruzione».[2]

Questo riferimento, ci pone al centro dell’idea che si concretizza anche in questa mostra per la quale l’immagine piú completa per rispondere alla constatazione esemplare indirizzata ai Romani, l’abbiamo trovata nell’opera Apriti cielo: Ho visto il cielo, come un tendone / avvolgere la sua superficie luminosa / tirare su i pali e scomparire / (Emily Dickinson, Poesie). A questi versi Ilaria aggiunge: «Di fronte a quel bizzarro edificio in via dei Cerchi con la sua bordatura di asole, si è accesa la voglia di fotografarlo e di costruirci sopra il sipario che apre sullo spettacolo del cielo».

Non è un’anologia dell’equilibrio alchemico evidenziato dalla combinazione del macrocosmo e del microcosmo?

     


ILARIA OCCHIGROSSI, Colloquio minimalista; Gene Gens

Altresí, il significante sotteso all’idea che anima le sue opere mi permette di evidenziare l’opportunità umanamente comprensibile e fors’anche utile per riporre nella Speranza uno sviluppo diverso della propria volontà di pensare e agire. È il significato compreso in Gene Gens: «Le epiche gesta delle Gentes romane, come quelle narrate nella Colonna di Marco Aurelio, sono la celebrazione dei successi di una razza vincente perché detentrice del patrimonio genetico che ne predetermina la vittoria? Cosí sembra dirmi la strana similitudine con la sagoma di una molecola di DNA».

Quest’opera non suggerisce che è opportuno dedicare un pó del proprio tempo alla Verità?

La condizione umana e senziente lo richiede per dare consistenza all’esile filo dell’esistenza collocata e compresa nei Collegamentiatemporali.[3] Almeno con un Colloquio minimalista, per «attaccar bottone» e ricucire «il filo del discorso».
I lavori che Ilaria mi ha inviato e che esporrà, attingono a questa inesauribile fonte di Ispirazione, perciò come artista voglio affermare che la Speranza è Virtú primaria riposta nella sottile consapevolezza acquisita per le nostre intime e nobili aspirazioni che dal profondo della nostra interiorità possiamo affidare all’Intuizione: qui il pensiero com_prende La forma che deve venire[4] e che sarà la nostra vera Identità perché e se escluderà la Proiezione per liberarci da ogni residuo egoico ed essere come veramente siamo.

Lo sguardo interiore di Ilaria Occhigrossi ci avverte che l’Immagine è anche strumento dell’inconscio e come tale, và gestita pariteticamente nell’intimità condivisa con amore come ispira il lavoro Oltre la siepe. Un lavoro configurato nella sfera universale che comprende il visibile e l’invisibile dell’Infinito leopardiano dal quale le nasce questa riflessione: «L’infinito oggi non è piú nascosto oltre la siepe, perché tutto ci è svelato, e l’iperrealtà è, se possibile, ancora piú vivida della realtà. Le immagini mediatiche sostituiscono il nostro immaginario, e «sedendo e mirando» davanti al personal computer navighiamo in altri mari, anzi in altri cieli, piú brillanti di quelli - non piú - nascosti dalla siepe».


ILARIA OCCHIGROSSI, Oltre la siepe


Con questa affermazione, Ilaria, scava-seziona-estrae l’azione che le ha determinate per recuperare, difendere e preservare tutte le loro qualità intrinseche. Cosí con il lavoro che sta per ultimare, Il sogno di mio padre - scrive: «È un work in progress. È il castello che mio padre avrebbe costruito con tutto il denaro speso nel gioco del lotto, senza aver mai vinto nulla. Negli anni, ne ho conservato le ricevute, e le sto pazientemente incollando sulla struttura del castello. Sarà la rappresentazione di un Castello in Aria, di quello che non è stato, del fascino di ciò che rimane sospeso nel limbo delle cose irrealizzate».

Ciò può evidentemente confermare che la Virtú - per Essere nella sua interezza - dovrà contenere anche la sua forza contraria che è il Vizio. Punto focale che centra il bersaglio con la precisione, la velocità e la leggerezza della luce da cui scaturisce anche la nostra esistenza.

Queste mie considerazioni sono espressione di un intento che resta quello di voler percorrere una via priva di cartelli indicatori, un’area dagli argini pieni di implicazioni che scaturiscano dall’intelligenza.

Infatti, se «Dietro al sorriso della Gioconda non c’è soltanto la cortesia della sua figura, il sorriso è anche allusivo a un mondo che noi dobbiamo percepire al di là della sua apparenza. La filosofia nasce dalla nostra razionalità, è ciò che riusciamo a produrre come volontà di conoscenza. L’arte invece si genera dove inizia il silenzio, dove comincia il silenzio e appare l’immagine, dove si instaura uno spazio completamente diverso, forse muto», come afferma Giorgio Verzotti, Ilaria Occhigrossi ci suggerisce un’indagine nei luoghi misteriosi e celati negli interstizi invisibili delle tematiche da cui secerne il senso segreto dei suoi lavori.

 

Note

1- Cfr. Giacomo Devoto, Dizionario etimologico, Edizione CDE spa - Milano 1984, su licenza della Casa Editrice Felice Le Monnier, Firenze.

2- Cfr. Lettera ai Romani, 8, 19.

3-4- Titoli di tematiche di miei lavori.
 

Galleria La Cuba d’Oro, via della Pelliccia 10, Roma. Direttrice, Nella Giambarresi. Dal 6 al 20 giugno 2007. Inaugurazione: mercoledí 6 giugno alle 18,30. Orario: dal martedí al sabato dalle 18 all 21.

ILARIA OCCHIGROSSI, artista, vive e lavora a Roma

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