Documentary Workshop Co. Osaka, Giappone
Una realtà ecologica attualmente irreversibile nell’ambiente globale
A metà settembre 2007 si è osservato che la superficie coperta dal ghiaccio e dalla neve ha raggiunto il minimo storico di 4.200.000 Kmq, una cifra enormemente inferiore a quella di 5.300.000 Kmq di soli due anni prima, nel 2005: questo fatto rende evidente come la realtà stia evolvendo piú rapidamente di quanto presentato nella previsione dell'IPCC,[3] secondo la quale i ghiacci sul circolo polare artico -in estate- sarebbero spariti nel 22° secolo.
Il dr. Koji Shimada, dello JAMSTEC,[4] aveva previsto e preavvisato che quest’anno la condizione del circolo polare artico sarebbe stata significativa dello stato dell’ambiente globale sul pianeta Terra. Nel mare di Beaufort, dove un anno fa, a largo dell’isola di Banks è apparso un lago di 200×500 km, la superficie di ghiaccio-neve in estate, che nel ‘98 ricopriva l’80% del mare, oggi è scesa fino al 20-30%. Tenendo sotto osservazione un’area compresa fra i 150-165° di longitudine ovest e di 73-77° di latitudine nord, egli nel 1998, ha osservato preoccupato come la diminuzione della superficie di ghiaccio-neve fosse maggiore del 60% di quella dell’anno precedente e come la temperatura dell’acqua si fosse innalzata di 1° centigrado, che è corrispondente a un aumento di 5° della temperatura atmosferica. La maggior parte degli uomini nel mondo non conosceva o non poneva attenzione all’importanza di questo cambiamento. Che cosa è accaduto in quei luoghi nel 2007?
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Il viaggio del rompighiaccio Luois St. Laurent
Il 26 luglio ‘07 la nave è partita dal porto di Kugluktuk (Coppermine) in Canada e, attraversando il golfo di Amundsen, si è spinta fino al largo dell’Alaska, dove affluisce l’acqua dell’Oceano Pacifico che ha provocato il riscaldamento del Mare Polare, ha girato attorno al Mare Northwind Ridge, dove l’anno scorso era apparsa una enorme superfice di ghiaccio sciolto, ed è risalita fino all’80° di longitudine nord dove ha installato alcune boe con strumenti di misura per l’esame minuzioso delle qualità dell’acqua, ed è ritornata al porto d’origine il 30 agosto.
I membri del gruppo di indagine erano composti da 21 ricercatori veterani dell’Institute for Marine Dynamics, Canada, del Woodshale Institute, USA, del Centro Internazionale delle Ricerche sul Circolo Polare Artico in Alaska, e dello JAMSTEC, Giappone.
Le telecamere dalla nave, quelle nell’acqua e quelle dal cielo hanno captato le immagini della «verità incoveniente».
Alla partenza, la dott.ssa Sara Zimmermann dell’IMD canadese ha modificato l’itinerario secondo le ultime informazioni ricevute sulla situazione al largo dell’isola di Bants. Nell’area attraversata, ove una volta il rompighiaccio era impedito a transitare, i ghiacci di diversa età scorrevano frantumati attorno alla nave come se stessero aspettando il loro destino finale. È stata una sorpresa vedere questa realtà anche per il sig. Denis Lambert, osservatore veterano con 20 anni d’esperienza.
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La storia degli uomini nel mare polare
Fino a tempi recenti il Mare polare non è stato come quello attuale. Il mare dell’arcipelago a nord del continente americano, compreso il mare di Beaufort, è stato un mare di paura che ha tolto la vita a tanti esploratori-avventurieri nel XIX secolo. La squadra inglese di John Franklin che perseguiva una nuova rotta di navigazione a nord-ovest per collegare l’Europa all’Asia, è finita tragicamente per i suoi 130 membri, dopo aver trascorso ben tre inverni imprigionata tra i ghiacci polari.
Nel 1928 la spedizione sul dirigibile dell’esploratore italiano Umberto Nobile, finí tragicamente intrappolata tra i ghiacci per sette settimane dopo aver raggiunto il Polo Nord, nonostante avesse preso il via una gigantesca operazione di soccorso che coinvolse uomini e mezzi di molte nazioni e che costò la vita a diversi soccorritori, tra i quali anche il famoso esploratore norvegese Roal Amundsen.
Nel 1987 l’avventuriero giapponese Ken’ichi Horie che sul suo yatch aveva già fatto il giro del mondo orizzontale, è partito per fare il giro del mondo verticale ed è rimasto impedito a procedere dai ghiacci che in agosto avrebbero dovuto invece essere sciolti al largo della baia Frobischer, potendo attraversare il mare dell’arcipelago canadese solo tre anni dopo.
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Come l’acqua dell’Oceano Pacifico ha provocato il riscaldamento del circolo polare artico
Durante il nostro viaggio la temperatura dell’acqua al largo di Point Barrow, il sito piú a nord dell’Alaska, misurava 7° centigradi. Il ghiaccio che copriva la superfice del mare aveva l’aspetto tipico di quando sta sull’orlo dello scioglimento che i ricercatori chiamano il Cimitero del ghiaccio. È stata l’acqua dell’Oceano Pacifico che affluendo dal Mare di Bering, ha provocato il riscaldamento del circolo polare artico. Dieci anni fa, nel settembre 1998, la superfice totale del ghiaccio era di 6.990.000 kmq, circa 3/4 in piú di quella rilevata nel settembre 2007, di soli 4.194.000 Kmq.
L’aumento del volume della pioggia negli ultimi anni sull’Oceano Pacifico ha fatto scendere la densità salina dell’acqua che risulta piú dolce di quella dell’Oceano Atlantico. Quest’acqua piú dolce e calda è facilitata ad affluire nel Mare Artico cosicché nei campioni prelevati a 100 mt di profondità al largo di Barrow si è trovata generata una gran quantità di fitoplankton.
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Il Ground Zero del Polo Nord ghiacciato
Andando verso ovest nel Northwind Ridge (dal 150° fino al 75° longitudine ovest), la superfice del mare senza ghiacci si allarga progressivamente. La dott.ssa Itor dello JAMSTEC prevede che in ognuno degli anni a venire si ripeterà il fenomeno dell’acqua del Pacifico che entra nel Mare Polare disturbando la crescita dei ghiacci: questo è il punto di partenza della distruzione totale del Polo Nord, il Ground Zero della grande costruzione di ghiaccio sopra di esso. Nelle immagini riprese dall’elicottero è impressionante vedere la sagoma del nostro rompighiaccio sulla superfice scura dell’acqua marina tra i ghiacci dispersi. Quando sale la nebbia sul mare si forma un sottile strato di ghiaccio sulla superfice dell’acqua, che sembra essere coperta da uno strato oleoso. Il sig. Denis ci fa conoscere come distinguere l’età del ghiaccio: quello azzurro con pozzanghere ha piú di tre anni ed ha un grande spessore nascosto sott’acqua; quello a lastra piana con pozzanghere scure ha un anno. Quello in disfacimento è chiamato rotten, che significa ghiaccio guasto. La telecamera subacquea fa vedere strati diversi di acqua, fra cui quello con il rotten disciolto.
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Orsi bianchi e foche che si affacciano sull’80° parallelo
Piú vicino al Polo Nord, ad 80° di latidune nord, la quantità di ghiaccio sul mare aumenta, ma è ancora piuttosto morbido: c’è una grande differenza rispetto al 1989, quando un rompighiaccio combatteva duramente fra quelli del mare delle isole canadesi.
La testa di una foca fuoriesce da un crepaccio del ghiaccio. Abbiamo potuto rilevare alcune impronte di zampa di orso bianco. La catena alimentare sta portando gli animali verso nord, sicuri di potervi trovare un habitat animale che vi si è stabilito già da tempo. Il dr. Shimada ci spiega come il meccanismo complesso della velocità della corrente in senso orario dell’acqua e dei ghiacci nel bacino canadese è drasticamente accelerata quest’anno.
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L’Arcobaleno Bianco, novità del paesaggio al Polo Nord
Durante il viaggio della nave non ha nevicato mai, non tirava vento freddo, la temperatura era di 2° centigradi e l’aria era limpida, ciò che è stato molto favorevole per il lavoro della sig.ra Mukahira, regista del documentario.
Il 23 agosto, a 70° di latitudine nord, il sole è tramontato per la prima volta. Qui in tempi di poco successivi, arriverà l’inverno, con una temperatura di 50° sotto zero ed il mare totalmente coperto dal ghiaccio, ma in estate vi si può vedere l’Arcobaleno Bianco.
La sua fortissima immagine è bella per i nostri occhi incantati ma è anche il segno di una catastrofe per i nostri occhi indagatori. Per la grande massa degli uomini e delle opinioni nel mondo esso può essere il simbolo indicatore di quanto oggi è pericolosamente in atto nella Natura, di quanto sia necessario averne sufficiente coscienza, di quanto debba essere sollecitato e praticato un comportamento compatibile con la sostenibilità ecologica del pianeta Terra, quale essa oggi ancora è: la nostra grande casa, in cui abbiamo la fortuna di realizzare la vita, che può esistere solo in un cosí ristretto e delicato campo di condizioni meravigliosamente organizzate.
Note
1- Il documentario L’Arcobaleno Bianco è stato messo in onda il 28 novembre 2007 in Giappone sulla rete Asahi TV Co.
2- Il primo IPY (1882-’83): l’idea dell’Anno Polare Internazionale fu ispirata dall’ufficiale austriaco navale tenente Karl Weyprect. Il concetto chiave del primo IPY era che il fenomeno geofisico richiede uno sforzo internazionale coordinato per la realizzazione, ricerca ed elaborazione teorica. Il secondo IPY (1932-’33) è stato proposto e promosso dall’organizzazione meteorologica internazionale (WMO). L’ultima di tali iniziative è stata quella promossa nell’ambito dell’anno geofisico internazionale del 1957-’58, che ha fatto partecipare 80.000 scenziati ricercatori e ausiliari vari di 67 nazioni. Dopo 50 anni il Consiglio internazionale per la scienza (ICSU) e l’organizzazione meteorologica mondiale (WMO) hanno stabilito di realizzare un ulteriore IPY di due anni (marzo 2007-febbraio 2009). Le attività di ricerca scientifica ai poli hanno generato un periodo intenso di ricerca interdisciplinare, attraverso una vasta gamma di rilevazioni sullo stato di consistenza e di evoluzione delle regioni polari,
3- Intergovernament Panel on Climate Change.
4- Japan Agency for Marine Earth Science and Technology.
* Collaborazione e foto offerti da Documentary Workshop Co. Osaka, Giappone.
YOSHIKO TAKAMA è corrispondente da Kobe, Giappone