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Person of the Year
Futuro artistico per il Presidente
di Olga Gladkova
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Nell'arte russa di tendenza c'è un nuovo personaggio. Nonè né un artista prodigio, né un critico progressista e neanche un galleristi alla moda. Si tratta, a sorpresa, del Presidente della Federazione Russa, Zar Putin Vladimir, divenuto il soggetto prediletto della ritrattistica. Si può cominciare a parlare della nascita di un'iconografia della sua figura.
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DIMITRI VRUBEL, Ritratto di PUTIN
In epoca sovietica, la ritrattistica ufficiale del partito comunista veniva effettuata da accademici della scuola ufficiale di Belle arti, governata dal partito. Cambia epoca, gli accademici entrano nell’ombra dell’anonimato o devono vedersela con i riti del mercato, né ricevono piú committenza politica. Passano gli anni e nella Russia di Putin, la nuova giovane comunità artistica mostra di scegliere liberamente tra i suoi soggetti preferiti, spesso senza neppure essere retribuita come meriterebbe o rischiando in proprio, di lavorare per il Presidente che si ritrova uno dei personaggi piú rappresentati dal microcosmo artistico nuovo russo. Tra l’altro, sembrerebbe, senza apparenti sollecitazioni o incentivi dall’alto. Si legge, anzi di un certo malumore di zar Vladimir per cosí costante attenzione.
Si è in presenza di una sorta di zelo mistico e adorante da parte degli artisti. Si potrebbe dire che essi si ritrovino attratti compulsivamente dall’aurea del potere, e che alla sua fonte cerchino la ricarica del proprio potenziale di energia e creatività artistica. Il Presidente, che da otto anni subisce l’attrazione di pittori e scultori, ha incassato senza sforzo una sua specifica iconografia, con modalità e dosi che pochi altri governanti possono vantare.
All’inizio degli anni novanta, con Eltsin, sembrò, che la sacralità del capo del Cremlino fosse definitivamente svanita e che i protagonisti della scena politica avessero smesso d’interessare gli artisti. Della sparizione del mito popolare nei confronti dei potenti, dei simboli e degli attributi del potere, si preoccuparono in quegli anni gli artisti della corrente Soz Art, fenomeno molto importante nell’arte sovietica, nato negli anni ‘70-80. La Soz Art si presentò come una corrente in grado di rispecchiare la vita politica sovietica di quegli anni e mostrava agli spettatori non solo l’immagine di uomini politici sovietici, ma la storia e la cultura russe in generale. L’impatto visivo era accresciuto dal fatto che in alcune pitture erano presenti scritte in cirillico. Quell’esperienza culturale e artistica si è come dissolta, perché con l’entrata in scena di Vladimir V. Putin la situazione è radicalmente cambiata.
E allora come vedono gli artisti di San Pietroburgo, dove è nato Vladimir Putin, e quelli di Mosca, sua patria attuale, il Presidente? Chi è da considerarsi il primo ad aver coniato il suo volto in arte? E quanti rubli deve spendere un cittadino russo che desideri possedere un’immagine firmata del suo Presidente?
Il primo a prevedere il florido futuro presidenziale dell’allora semi sconosciuto capo del governo della Federazione Russa, è stato l’artista Andrej Login. Nel 2000, il giorno prima dell’elezione di Putin, allestí, presso la famosa galleria d’arte contemporanea di Mosca XL, la mostra, durata un giorno, intitolata «No, io!», nella quale attraverso il monitor televisivo simulava un battibecco con il futuro Presidente. Nel 2002 lo stesso artista pubblicava la maschera del volto del Presidente in formato cartolina. Tra le due realizzazioni, aveva ricevuto (per mano dello stesso Putin) un premio nazionale di design.
L’immagine piú moderna rimane quella creata dal pittore Nikas Safronov. Si tratta di un ritratto del Presidente in veste ufficiale, l’abito nero, rappresentato sullo sfondo del suo ufficio al Cremlino. Il ritratto è divenuto l’icona che anche oggi viene riprodotta da vari falsari e in molti modi, dalle magliette per turisti alle banconote fasulle. Anche gli artisti di tendenza del momento, in piú d’una occasione, si sono ispirati all’immagine di Putin creata da Nikas Safronov per i loro capolavori.
Uno dei nomi piú illustri della scena artistica moscovita, il pittore Fedor Dubrovin ha immortalato Putin accerchiato da bambini orfani, prendendo lo spunto dal famoso quadro del realismo socialista raffigurante Lenin con bambini orfani.
NIKAS SAFRONOV e il Ritratto del Presidente
DIMITRI VRUBEL, The Mortal kiss, Berlin Wall East Side Gallery
Il Presidente è diventato anche protagonista di una serie di caricature, fumetti e matreshki. Qui, il patos dell’immagine del Presidente viene sminuito. È difficile non leggere una voluta vena ironica guardando i lavori di famosi artisti provocatori come Dimitri Vrubel e Victoria Timofeeva. Nei molteplici ritratti del Presidente, c’è sempre qualcosa di «non finito», appaiono sorrisi maliziosi e particolari stravaganti. I due artisti da sempre si appassionano alla rappresentazione di leader politici e capi di stato. Dimitri Vrubel ha iniziato a lavorare con i personaggi del potere già negli anni dell’Unione Sovietica. Alla fine degli anni ottanta, sul muro di Berlino, ha disegnato il famoso bacio in bocca tra gli anziani capi di stati socialisti Leonid Brezhnev ed Erich Honecker. Alla fine degli anni novanta è tornato al suo tema preferito. Insieme alla moglie pittrice Victoria Timofeeva, ha creato un’intera galleria di ritratti, tra i quali spicca la raffigurazione del Presidente in Judogi. È un ritratto che oggi fa concorrenza ai ritratti ufficiali di Nikas Safronov.
DIMITRI VRUBEL, PUTIN in Judogi
Artisti, di propria iniziativa, hanno pubblicato il calendario «I dodici umori del Presidente». Dalle sue pagine filtra un leader felice, triste, adirato e cosí via, documentato in diversi stati emotivi. Secondo il commento degli autori, il Presidente non ha mai posato per loro e i suoi umori sono stati desunti dalle pagine dei mass media, dalle foto di archivi e agenzie. Il Presidente viene mediatizzato, e in questo modo reso meno umano. Nonostante il prezzo (60 dollari), il calendario è andato a ruba divenendo protagonista indiscusso delle vendite di quel genere. Acquistato per la maggior parte da dirigenti statali per uso privato o per regali ad amici e parenti (si dice che una copia sia stata regalata allo stesso Putin) è divenuto introvabile in pochissimo tempo.
DIMITRI VRUBEL e VICTORIA TIMOFEEVA, PUTIN e il Quadrato nero di KAZIMIR MALEVICH, 1915
Un paio di estati fa il pubblico ha avuto la fortuna di ammirare un ulteriore lavoro di Vrubel e Timofeeva. Questa volta la coppia ha immortalato Vladimir Putin nel suo ufficio, seduto alla scrivania. Sulla sua testa troneggiava il vuoto del «Quadrato Nero» di Malevich. L’interpretazione del quadro può essere diversa. Da un lato va considerato che la tradizione sovietica usava porre sopra la scrivania di un dirigente dell’amministrazione statale il ritratto del sommo capo che, in questo caso, sarebbe la rispettata figura rivoluzionaria del pittore Kasimir Malevich. Dall’altro, Dimitri Vrubel, persona sensibile e ben informata, può darsi abbia scelto il «Quadrato Nero» non come simbolo malvagio del XX secolo ma come protagonista della sensazionale transazione da un milione di dollari appena accaduta. Per la cronaca, il capolavoro delle avanguardie russe è stato poi regalato all'Ermitage di S. Pietroburgo.
Rimane da capire quale delle due immagini del secondo presidente della Russia rimarrà nel tempo, quella del superuomo dal vestito nero su sfondo del Cremlino, o l'uomo dal volto sorridente in una delle tavole dei Dodici umori del Presidente.
OLGA GLADKOVA, nata a Mosca, laureata all'Università La Sapienza di Roma in Storia della'Arte Contemporanea con la prof.ssa Simonetta Lux nel 2001.
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anno I - n. 1/2 - 2004
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