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Pipilotti Rist - Homo sapiens sapiens
di Debora Di Fiore
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Nata nel 1962 a Rheintal in Svizzera, ha realizzato video, film, performance, concerti, ma soprattutto ha combinato questi elementi in grandi installazioni dove le sonorità e gli effetti visivi si fondono in un perfetto meccanismo di coinvolgimento dello spettatore, sempre al centro del suo interesse. Videoclip e linguaggi mediali sono quindi assorbiti e rielaborati ironicamente. Sue installazioni sono state esposte alle recenti Biennali di Lione, di Kwangju e di Venezia.
Negli anni novanta avanzò sulla scena dell'arte internazionale una leva di giovani artiste molto determinate, con le idee chiare e tutt’altro che tenere nei confronti delle artiste femministe che le avevano precedute, troppo caricate e sofferenti sul versante ideologico.
Pipilotti Rist si distinse subito perché riusciva a combinare, con ineffabile calma e voluttà, dettagli del
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PIPILOTTI RIST, Homo sapiens sapiens, installazione alla Biennale di Venezia, 2005
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femminile retorico e dettagli guastatori che demolivano o sconvolgevano l’assetto normale delle cose. Dirompente fu il suo storico video Kàthe Walzer in cui una giovane donna, passando di fianco ad una fila di macchine parcheggiate lungo il marciapiedi di Zurigo, le sfondava con un fiore di Kniphofia.
Forte è il modo di comunicare al suo pubblico, le sue opere sono un vero e proprio scossone per chi si accinge con occhio ingenuo a guardare le sue performance.
L’impatto emozionale, all’entrare nella seconda sede del padiglione svizzero, è fortissimo. Venti minuti di volo pindarico!
I visitatori si stendono liberamente sui grandi materassi multicolore sparsi sul pavimento dell’unica navata mentre in alto, sulla volta, appare il piú grande, complesso e caleidoscopico sfondato della storia artistica. Brava e scaltra la Rist, che sceglie di catturare lo spettatore, saturo d’ogni sorta di concettualismo e di provocazione, lavorando sulla memoria corporea, le fughe dell’inconscio, l’amplificazione percettiva e le derive emozionali. Presenta un Eden tutto al femminile. Le uniche presenze sono due ragazze identiche, una bionda e l’altra mora, o forse la stessa donna che si sdoppia in un gioco di specchi e rispondenze.
Ne parlano tutti a Venezia. La mostra da guardare col naso per aria, sprofondati nel buio di una chiesa. Tra i migliori progetti presentati in laguna.
Non è la prima volta che è ospite della Biennale, Pipilotti Rist (grabs, 1962). Dopo le edizioni del’93, ’97 e 99, rispettivamente per Aperto, Future Present Past e dAPERTutto, rieccola con una partecipazione nazionale e un progetto speciale, allestito in una sede distaccata del padiglione svizzero.
Location ideale per questa nuova produzione è la chiesa di San Stae, affacciata sul Canal Grande, splendido esempio di tardo barocco veneto. Chi esce ha un sorriso semi estatico, in silenzio, gli occhi un poco attoniti. Si tratta di questo: nell’oscurità monumentale si diffonde una musica eterea, ipnotica, un involucro dolce che penetra l’architettura. I visitatori si allungano per terra sui materassini color pastello, in mezzo alla navata centrale. In effetti, bisogna abbandonarsi a terra per godersi lo spettacolo! Lo schermo è l’enorme soffitto a volta, la visione si spalanca aldilà del soffitto come nei quadri di Maderno!
Homo sapiens sapiens è il titolo della sua realizzazione.
È un balzo violento all'indietro: l’universo prima del peccato originale. I cromatismi artificiali si fondono con il candore dei corpi nudi e bianchissimi.
L’artista ha girato gran parte delle sequenze a Minas Gerais in Brasile, quindi lo scenario tropicale fa da sfondo ad immagini oniriche e surreali con forme generose di corpi umani circondati da una natura rigogliosa.
Non c’è narrazione, non c’è principio, sviluppo, né senso: si tratta di un paradiso, che, a differenza da quanto scritto nella Bibbia, è abitato da Pepperminta e da sua sorella Amber che danzano e giocano senza sentire apparentemente la mancanza di Adamo. Le due donne si muovono lentamente tra gli alberi, corrono in mezzo a distese d’erba e scorci di cielo nitido e a volte si spalmano addosso una polpa densa di strani frutti esotici.
Le inquadrature dal basso sono studiate apposta per la posizione orizzontale dello spettatore, ed è come se piovesse dal cielo il succo carnoso del frutto spremuto nelle mani, una pioggia di petali, o un pulviscolo siderale; sbocciano come fiori i corpi e si mostrano come in un continuo arrampicarsi, le mani e i piedi sfuggono tra le foglie, le pupille azzurrissime, sequenze digitali che si avviluppano, esplodono, evaporano e si dissolvono. La rappresentazione della Rist non mostra alcun tema nuovo, né l’estetica o le tecniche di elaborazione dell’immagine. Ciò che funziona è il progetto espositivo, uno dei momenti piú efficaci della Biennale 2005.
Sembra strano ma questo scanzonato Eden sulla terra, tutto elettronico, popolato da angeli femminili che si aggirano in un giardino delle delizie prima del peccato originale viene indicato come osceno. Per motivi tecnici, additando la colpa ad alcune infiltrazioni causate da un temporale, il parroco Don Aldo Marangoni, amministratore di San Stae, sbarra la porta della chiesa e la fa diventare opera buia. Non il 6 novembre, come da programmi di Biennale ma intorno al 20 settembre, lasciando a occhi asciutti i visitatori accorsi per vedere la stupefacente installazione video di Pipilotti Rist.
Sembra ripetersi la stessa sorte toccata a Michelangelo; con i suoi corpi senza veli, velati in seguito perché inguardabili e ritenuti scandalosi esempi di non virtú. Eppure di esempi a Venezia ce ne sono diversi, le sirene pagane e ignude ritratte nella chiesa dei Miracoli, o lo stesso mosaico con Eva nella Basilica di San Marco; Sono molte le reazioni e l’additarsi scambievole di colpe, fatto è che resta il paradosso di tale censura.
Pipilotti Rist che ha sempre voluto lavorare con gli altri e per gli altri e partecipare al processo d’evoluzione dell’umanità, ha vissuto un vero e proprio ritorno nel passato.
Homo sapiens sapiens è un’installazione talmente ben riuscita da averci catapultato in una realtà a temporale, in un paradiso primigenio in un cui non si percepiscono i concetti di spazio e tempo di questa installazione: Biennale 2005!
DEBORA DI FIORE, vive ad Avezzano. Laureata in Lettere Moderne. Studiosa di Storia dell’Arte e del Design.
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anno I - n. 1/2 - 2004
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