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..:: Research and cultural documentation quarterly ::..

 


anno III - n. 8 - estate 2006
 

  
in copertina
CARMINE MARIO MULIERE, 
Solstizio d'Estate, 2006 opera digitale
 
 

Helmut Newton a Milano: Sex and landscapes

di Ginevra Bria

 

 

Mario Luzi, un anno dopo

di Walter Mauro

 

 

Judith Cowan dentro e fuori lo spazio

di Domenico Scudero

 

 

Indice

  
  
 
 

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Helmut Newton a Milano:

Sex and landscapes
di Ginevra Bria

..:: in FOTOGRAFIA ::..



HELMUT NEWTON, Debra and Red Exterior, Beverly Hills, 1991, © The Helmut Newton Estate

Quando si è davanti ad uno scatto di Helmut Newton sono poche le domande che vengono in mente. Il piú delle volte viene da chiedersi soltanto cosa sia nata prima, se la donna o la fotografia. Sicuramente nessuna delle due. Le creature di Newton, le sue creazioni sono ibridi a metà, tra la femminilità e il ritratto. Sotto le lenti del fotografo berlinese sono passate da Monica Bellucci a Sigurney Weaver.
Attrici e modelle che hanno ricevuto un dono. Quello d’essere restituite alla stampa con la stessa anima forte che le ha rese dei simboli. Senza subire alterazioni nello scatto si sono portate dietro la mano indelebile che ha saputo ritrarre la loro carica erotica, fondendosi.
Per la prima volta, ora in mostra a Palazzo Reale a Milano, l’elemento della narrazione erotica si interrompe. Assieme ai corpi in tutt’uno, fisici di modelle ed attrici, si svelano i paesaggi ritratti durante le pause di viaggio, fuori dai set. E di nuovo, comunque, ogni linea sinuosa, al di là della donna, segue un crinale. Ogni scatto, una fisionomia. Ogni perversione, un profilo. Perché quel che è esposto è l’album di una vita, un tributo alla provocazione della fotografia, cosí come Newton stesso lo aveva pensato.
La fine del click coincide col pensiero. È questo che Helmut Newton (1920) fa dire alla fotografia. Nei suoi lavori lo sguardo cade istantaneo, ma continuo. Il moto corneo di chi li osserva spinge, forza, il reale ad aprirsi, a schiudersi, come durante un atto d’amore, con una torsione fisica tanto avvolgente quanto improvvisa. Ad osservare ogni scatto, sembra che soltanto in questo modo, al di là dei colori, dei ripensamenti e delle ore passate su un set, solo cosí, si possa scoprire la visione di chi ha dovuto fomentare, a sua volta, visioni.
Visioni nascoste di un grande fotografo.


HELMUT NEWTON, Celia, Miami, 1991, © The Helmut Newton

Vedute che non riescono a scomparire davanti al talento, davanti alla curiosità oltre l’obiettivo. Per questo motivo sono stati scelti i toni del bianco e del nero, per assemblare un album che prima d’essere stato raccolto a Milano, arriva da una vita piena di tappe e di viaggi.
La selezione di scenari che esula dalla produzione piú nota del fotografo permette di arrivare all’interno dell’intimità. Appena oltre la provocazione esplicita si nasconde la riflessione del fotografo che cattura quel che non è dovuto. Regalando intimità mentale a chi guarda.
Al di là delle produzioni patinate per la moda e la pubblicità sono stati esposti, infatti, lucide vedute di paesaggi. Sono scatti che, oltre ad essere inediti, sono inattesi, come non meditati. Sono ritratti quasi istantanei di strade in viaggio, marine di città, scorci obliqui di palazzi e ombre dall’alto di viaggi aerei. Quasi a confondersi, l’intimità del quotidiano si mischia con le intimità dei corpi, prima rapite dallo sguardo e poi catturate dalla fotografia. Dunque un reportage con diversi tempi di lettura. Molte delle fotografie esposte, infatti, raccontano storie statiche, che cadono dietro lo scatto dell’obiettivo, come se fossero un set da smontare. Molte altre invece, piú narrative, mettono in scena personaggi arresi alla banalità della provocazione, calati in interni incomprensibili.
Il fotografo berlinese, attraverso questa raccolta, guida lo sguardo alla ricerca della scoperta. Per Newton nessun momento sembra sostituibile con i secondi che fanno decidere lo scatto. Solo la fotografia riesce a ripagare l’attesa e la raccolta di questi istanti. Grazie alle immagini dei suoi landscapes, ogni paesaggio del quotidiano diventa la molla per far scattare l’impulso scopico del voyeur.
Dunque diventa quasi logico aspettarsi provocazioni in ogni dove, anche nella tranquillità, in scalini che aspettano l’onda sugli scogli, in una finestra aperta sulla strada, o in un paio di piedi nudi posati su un ritratto.


 
GINEVRA BRIA è responsabile della comunicazione di Total Tool Milano, studio di Comunicazione, Architettura e Design. Vive e lavora a Milano
 
 

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